Attualmente i salti sono conosciuti solo grazie agli show, dove spesso sono dei veri e propri « portés » acrobatici. Ciononostante, all’inizio del secolo i salti erano molto comuni e perfettamente adattati alla pista da ballo. I salti non solo consentono di esprimere la propria creatività e di arricchire la danza, ma permettono altresì al movimento del tango di evolvere.
Il lavoro proposto da Luis Bruni e Pascale Coquigny permette di guidare l’esecuzione di salti spontanei, i quali non devono essere prima coreografati e non sono « portés ». Al contrario di quest’ultimi, la loro tecnica è accessibile a tutti e non richiede nè particolare forza, ne particolare prestanza fisica, nè una formazione specifica.

Photo : C. Vizzotto
Creata da Luis Bruni e Christina Cortes nel 1997, nell’ambito del « Gruppo Graciela Gonzalez », questo metodo d’insegnare i salti nel tango ha riscontrato un vivo successo negli ambienti del tango di Buenos Aires. Proprio perchè ogni passo eseguito a terra ora diviene eseguibile anche in aria, tale tecnica apre tutto un mondo di nuove possibilità.
L’interesse di iportanti ballerini a questa tecnica, conferma la reputazione a livello internazionale di Luis, ormai riconosciuto specialista dei salti nel tango.
Ma questa tecnica va oltre il mero salto. Essa costringe i ballerini a rivedere sistematicamente la loro impostazione. In aria il minimo difetto è messo in rilievo, amplificato. La tecnica dunque obbliga il ballerino a perfezionare la propria guida e la ballerina a trovare la postura perfetta del proprio corpo. E’ insomma un buon metodo per verificare se le vostre basi sono solide e ben acquisite ed è particolarmente indicata ai ballerini un po’ « tesi ».
In collaborazione con Pascale Coquigny, Luis ha sviluppato ulteriormente questa tecnica, svolgendo una ricerca storica sui salti tradizionali, i piccoli salti da pista da ballo e quelli d’esibizione in scena, cercando di distinguerne i differenti stili ed il loro efficace metodo d’insegnamento.
Tradotto da Sandro Nigris